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Autoritratto

Negli anni della mia formazione, ho oscillato tra studi linguistico-letterari e filosofici, dedicandomi poi alla propensione fondamentale, quella letteraria. Tuttavia la conoscenza, sia pur parziale, delle problematiche filosofiche, mi ha permesso una visione più complessa dei fenomeni teatrali, lirici o narrativi. Anzi, negli ultimi dieci anni, ho approfondito le Scritture, la Patristica e la teologia dell’Età di mezzo, con il fine di una percezione più ficcante delle lettere medievali, specie di Dante.

La semplice lettura dei titoli qui presenti suscita forse un’impressione di eclettismo, in realtà temperata dalla considerazione della sostanza enciclopedica di molti capolavori letterari, certo di quello dantesco. Proprio dal suo studio si può misurare che l’autore è tanto più grande, quanto più a fondo spinge lo sguardo e la parola nei cristalli, per così dire, e nelle ombre, nelle geometrie e nelle pieghe recondite dell’essere umano e dei suoi consorzi: dalle questioni filosofiche e politiche, a quelle del bene e dell’infelicità, fin dentro l’intimo mondo sensoriale ed emotivo.

Gli altri ambiti da me prediletti sono rintracciabili, per la letteratura latina, nella lirica di Catullo e di Orazio e nelle lezioni crude e singolari di Lucrezio in filosofia e di Tacito in storia; senza tralasciare quel “grande codice” della letteratura occidentale che è l’Eneide, né le altre opere di Virgilio. Per la letteratura italiana, la mia ricerca riguarda alcuni autori e questioni del Cinquecento; l’intreccio di poesia e filosofia proprio di Leopardi; infine l’evoluzione e gli ambigui caratteri dei generi narrativi, non solo italiani e antichi, ma anche europei. Un ultimo ramo d’interesse e di ricerca è rivolto ai nodi, o per meglio dire all’armonia discorde tra parola poetica e linguaggio musicale.

Non posso negare, infine, che dalla dedizione rigorosa della prima branca (“Bibbia e Dante”) si discenda, di grado in grado, fino al tema dei racconti e riflessioni di viaggi, che, pur denso di riflessi letterari, mostra la sua natura d’irrinunciabile esperienza biografica. Tipo e qualità, perciò, degli scritti legati a questo sito, che il visitatore potrà leggere, sono difformi: dal saggio all’abbozzo, dal sommario all’antologia di testi o di fonti. Delle mie conferenze, poi, vi sono nel sito alcune registrazioni, audio o video.

In quest’ultimo periodo ho ideato e condotto quattro convegni: i primi tre sulla Commedia dantesca, l’ultimo sui possibili incroci tra i testi sacri e quelli letterari del Trecento italiano. Ho anche goduto di qualche stima da parte di alcuni studiosi e istituzioni culturali ed accademiche, tanto che ne sono sorte collaborazioni fattive: recentemente con la Facoltà di Lettere di Roma Tor Vergata e con la Pontificia Università Gregoriana. Sono stato, poi, chiamato a dare il mio contributo a Dante, rivista internazionale di studi su Dante Alighieri.

Riguardo lezioni e conferenze, la mia mira è di evitare la monotonia e l’unilateralità dei monologhi, da un canto; dall’altro, di non offuscare la coerenza critica peculiare della scrittura saggistica. Diciamo meglio. La presenza, in molti titoli, di due voci nella stessa lezione, risponde anche all’intenzione di offrire più stili e più punti di vista. Il fondamento di tali scelte è nella convinzione che non sia possibile tracciare, attraverso questi testi, un univoco itinerario rettilineo, e che quindi sia onesto non celare né incertezze né molteplicità interpretative. Del resto, neanche i destinatarî sono stati, o saranno, gli stessi: tra le conferenze, alcune destano forse unicamente l’interesse d’interlocutori specialistici; altre, invece, possono estendersi a un pubblico dalle inclinazioni meno definite o più variegate.

Nella didattica liceale, che esercito presso il Visconti di Roma, non ho saputo rassegnarmi all’incipiente rovina dei nostri destini culturali e formativi. Tra le cause principali di tale decadenza spicca un dispotismo ottuso e ignorante, che, congiunto a quella libido adsentandi et adulandi mostrata da Tacito, forma un nefasto aggregato, devastante la vita civile e persino la capacità di pensare. Ho tentato, invece, di mettere a frutto la lezione dei miei maestri, per insegnare agli studenti almeno i rudimenti della metodologia scientifica, sia nell’analisi dei testi sia nella ricerca bibliografica e nella scrittura argomentativa.

D'un tratto, mi accorgo che, trascinato dalla foga, ho finito per prendermi troppo sul serio e cedere all’eloquenza. Quanta gravità! Assumere la posa colla fronte aggrottata? Come un Bruto, un Catone redivivo? Per carità!
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